L’assegno di mantenimento è quell’aiuto economico che viene stabilito, di comune accordo o dal giudice, quando la coppia si separa con lo scopo di garantire il coniuge economicamente più debole. Quindi, nell’ambito del matrimonio, tra marito e moglie chi ha il reddito maggiore deve versare all’altro un assegno mensile che gli consenta di poter mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio così da appianare le possibili disparità economiche. Questo assegno viene calcolato sia in base alla situazione economica del coniuge con il reddito più basso, sia in relazione alle condizioni economiche del coniuge obbligato al pagamento.

L’assegno di divorzio, invece, si sostituisce all’assegno di mantenimento, nel momento appunto in cui si richiede lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario. I criteri in base ai quali viene fissato l’assegno divorzile prescindono, invece, dal mantenimento del tenore di vita, come stabilito anche dalla sentenza n. 11504/2017, in quanto detta circostanza confligge in modo evidente con la natura stessa del divorzio. Sulla scia di quanto esposto l’ammontare dell’assegno di divorzio viene deciso al fine di garantire la contribuzione economica necessaria al sostentamento dell’altro coniuge nella ipotesi in cui quest’ultimo non sia autosufficiente.

Al fine di valutare lautosufficienza economica la Suprema Corte ha individuato quattro “indici di prova” per stabilire se il coniuge sia o meno autosufficiente: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e/o immobiliari; 3) le capacità e le effettive possibilità di lavoro personale dell’ex.; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

L’assegno di divorzio rappresenta un diritto spettante all’ex coniuge e la sua natura è: imprescrittibile, irrinunciabile ed indisponibile

Tuttavia, ricorrono alcuni casi in cui non spetta, ovvero: in caso di morte dell’obbligato, qualora l’obbligato versasse in una condizione di fallimento economico, nell’ipotesi in cui il beneficiario decidesse di risposarsi

Si osserva, altresì, come ai sensi dell’articolo 5, comma 6, della legge sul divorzio sia contemplato che nel momento in cui viene considerata l’inadeguatezza dei mezzi in possesso di uno dei due coniugi, debbono essere messi sul piatto della bilancia alcune circostanze, quali ad esempio: l’impossibilità di riuscire a procurarsi gli strumenti essenziali per ragione di salute o perché non si riesce a trovare un impiego lavorativo in quella determinata dimensione storica e sociale; il sopravvenire di una convivenza more uxorio, che conduca al miglioramento delle condizioni economiche del coniuge economicamente più fragile.

Sul punto si rammenta, altresì, come detta contribuzione divorzile riveste una spiccata rilevanza in quanto costituisce la condizione necessaria al fine di poter beneficiare di altri sussidi, come ad esempio una quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge o del TFR.

 

La proposta di legge Morani, approvata dalla Camera dei Deputati il 14 maggio 2019 prevede una ridefinizione dei parametri posti a fondamento dell’assegno di divorzio tramite:

  • la cancellazione dell’assegno in ipotesi di nuovo matrimonio
  • l’introduzione di nuovi criteri, come il patrimonio, l’età e la condizione lavorativa del richiedente, in aggiunta all’impegno di cura dei figli comuni minori e la durata del matrimonio
  • la costituzione di un assegno a tempo: la contribuzione potrà infatti venire corrisposta solo per un determinato lasso temporale qualora la minore capacità reddituale del beneficiario sia temporanea o superabile

Ai fini del conteggio relativo all’assegno divorzile, non è previsto che il giudice debba verificare il preciso valore del reddito delle parti, bensì può riferirsi a una ricostruzione attendibile della situazione patrimoniale e reddituale dei due coniugi. Lo scopo è quello di scoprire un eventuale squilibrio tra i due, che darebbe luogo all’attribuzione dell’assegno divorzile.

 

RECENTI SENTENZE SUL DIRITTO ALL’ASSEGNO DIVORZILE

Nella pronuncia n. 21234 del 2019 i Giudici di Piazza Cavour ribadiscono l’assunto per il quale la formazione di un nuovo nucleo familiare determina la decadenza dei presupposti necessari perché l’assegno di divorzio possa essere attribuito. In questa circostanza il diritto viene proprio escluso in modo assoluto.

Altra sentenza interessante è la pronuncia della Cassazione civile sez. I, 23 luglio 2020, n. 15773, la quale stabilisce che: “La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

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