Con l’entrata in vigore della Legge Cirinnà è stata riconosciuta tutela giuridica anche agli istituti delle unioni civili e alle coppie di fatto e quindi a tutte quelle unioni stabili diverse dal matrimonio.

Numerose sono le differenze tra i due istituti giuridici e, pertanto, è necessario sottolineare le differenze e procedere successivamente a spiegare quali sono i diritti e doveri discendenti da questo tipo di legami affettivi.

In primo luogo l’unione civile può intercorrere anche tra persone dello stesso sesso, maggiorenni, senza rapporti di parentela. Affinchè si possa dar vita ad un’unione civile è necessario rendere una dichiarazione davanti all’Ufficiale dello Stato Civile e a due testimoni: l’atto così stipulato sarà conservato nei Registri dello Stato Civile. Si può decidere che il cognome di una delle due persone sia comune ad entrambe.

Le coppie di fatto, invece, sono costituite da due persone maggiorenni, di sesso uguale o diverso, con legami affettivi di coppia e di assistenza reciproca morale e materiale. In questo caso poi non viene stipulato un vero e proprio atto come per le unioni civile ma,  secondo la  legge italiana le convivenze : si deve solo chiedere che i dati di entrambi i conviventi siano inseriti nello stesso Stato di Famiglia. Il cognome di ciascuno dei due resterà invariato.

QUALI SONO I DIRITTI E DOVERI

Nel caso delle unioni civili entrambe le persone hanno uguali diritti e doveri: sono tenute alla coabitazione e alla reciproca assistenza e devono contribuire ai bisogni comuni. Concordano l’indirizzo della vita familiare e stabiliscono la residenza della famiglia. Con l’atto istitutivo dell’unione civile si instaura il regime di comunione legale dei beni. Si può optare per la separazione dei beni stipulando davanti al notaio e a due testimoni una convenzione matrimoniale, annotata a margine dell’atto istitutivo.

conviventi invece sono tenuti alla reciproca assistenza e alla coabitazione e possono disciplinare le modalità della contribuzione e della partecipazione alle spese in un contratto di convivenza, che consente di regolare solo diritti di natura patrimoniale.

Cosa succede quando l’unione finisce?

L’unione civile cessa se una delle due persone muore o se ottiene la rettifica dell’attribuzione di sesso all’anagrafe. Inoltre si possono applicare, se compatibili, le norme in tema di divorzio. La volontà di sciogliere l’unione può essere dichiarata anche separatamente davanti all’Ufficiale dello Stato Civile.

Discorso diverso per i conviventi: il contratto può essere risolto consensualmente e ciascuno dei due conviventi può recedere. Gli effetti cessano anche in caso di morte di uno dei conviventi o se essi si sposano o istituiscono un’unione civile, tra loro o con altre persone.

E se una delle due persone va in ospedale e necessita di cure e assistenza?

Nel caso di unione civile, l’altra persona avrà diritto di visitarla e assisterla, di avere informazioni e di essere consultata in merito alle terapie da somministrare.

I conviventi invece possono designare l’altra persona come amministratore di sostegno e quindi affidargli le decisioni in materia di salute nel caso di perdita della capacità di intendere e di volere, le scelte in materia di donazione di organi e di trattamento del corpo e di celebrazioni funerarie in caso di decesso.

EREDITA’, ecco cosa succede

Anche l’eredità è da sempre una questione spinosa: nell’unione civile, la persona superstite avrà diritto ad una quota dell’eredità (variabile in base al concorso con altri parenti della persona defunta). Le sarà comunque riconosciuta – anche in presenza di testamento – una quota ereditaria riservata, e avrà il diritto di abitare per tutta la vita nella casa in cui la coppia risiedeva, se di proprietà del defunto o di entrambi. Avrà inoltre diritto alle indennità previste per il decesso del lavoratore dipendente e di subentrare nel contratto di locazione abitativa stipulato dal defunto.

Discorso completamente diverso anche in questo caso per le convivenze: è possibile subentrare nel contratto di locazione, ma non si ha diritto di ricevere le indennità per cessazione del rapporto di lavoro. Il/la convivente avrà il diritto di abitare nella casa in cui la convivenza si è svolta, per due anni o per il maggior tempo di durata della convivenza stessa, ma per non più di cinque anni. Non ha diritto a quote ereditarie né alle indennità che spettano per il caso di morte del lavoratore dipendente.

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