Il Mantenimento dei figli nella coppia di fatto

Nel momento in cui una coppia di fatto decide di interrompere la relazione in presenza di figli minori, è evidente che gli stessi hanno diritto ad essere mantenuti, educati, istruiti da entrambi i genitori, nel rispetto delle loro capacità ed inclinazioni naturali.

Il mantenimento per i figli perdura non solo fino al conseguimento della maggiore età ma fino a quando gli stessi non raggiungano l’indipendenza economica.

Il contributo economico per il mantenimento dei figli copre esclusivamente le spese ordinarie, cioè il vitto, l’alloggio, l’abbigliamento, il trasporto urbano, etc.

Per le spese straordinarie, cioè quelle che dovessero rendersi necessarie per esigenze imprevedibili ed eccezionali, come ad esempio un paio di occhiali, un intervento chirurgico, un viaggio studio all’estero, un motorino, ecc., le stesse andranno ripartite al 50% tra i genitori, dopo averle preventivamente concordate.

Ciò non esclude che il Tribunale possa anche decidere di ripartire tali spese in diversa percentuale (ad es. 30 e 70%), quando risulti una sproporzione evidente tra i redditi dei genitori.

Cosa prevede la legge per il calcolo dell’assegno per i figli?

Per il mantenimento economico dei figli la legge prevede che ciascun genitore provveda (salvo diverso accordo tra di loro) in misura proporzionale al proprio reddito tenendo in considerazione:

– le esigenze attuali del figlio;

– il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;

– i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

– le risorse economiche di entrambi i genitori;

– la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Il dovere di mantenimento gravante su entrambi i genitori impone di far fronte a molteplici esigenze dei figli, che non sono soltanto l’obbligo alimentare, ma vanno estese anche all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, all’opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli lo richieda, di una organizzazione domestica stabile, in grado di rispondere alle loro specifiche necessità di cura e di educazione.

L’accertamento dei redditi effettivi al fine di stabilire l’entità dell’assegno

Nell’ipotesi in cui non vi sia accordo tra le parti sull’entità dell’assegno di mantenimento da riconoscere ai figli minori o maggiorenni non economicamente indipendenti sarà il giudice ad effettuare una prima valutazione, se pur sommaria, degli elementi offerti dalle parti, con lo scopo di stabilire, in primo luogo, il pregresso tenore di vita della coppia e le loro attuali condizioni patrimoniali e di reddito.

La valutazione posta in essere dal giudice non si ferma alle sole dichiarazioni dei redditi, infatti, il Giudicante se ritiene che le informazioni fornite dai genitori non siano sufficientemente documentate, può disporre un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto in contestazione, anche se intestati a persone diverse.

A riguardo, le recenti novità legislative hanno attribuito al giudice – nell’ambito di tutti i procedimenti di famiglia – la piena facoltà di ricavare informazioni sul patrimonio, il reddito e il tenore di vita dei coniugi e provvedere alla ricerca di beni con modalità telematiche, anche accedendo alle banche dati dell’Agenzia delle Entrate o inviando alla stessa richieste in tal senso.

Assegno di mantenimento per i figli: i modelli di calcolo

Partendo, comunque, dai criteri indicati dalla legge e dalla giurisprudenza maggioritaria, alcuni Tribunali hanno elaborato dei loro parametri di calcolo.

Tali tabelle, in particolare, conducono ad un criterio di liquidazione «di massima» di un assegno pari ad un quarto del presunto reddito dell’obbligato (in ipotesi di assegnazione della casa coniugale al coniuge richiedente) ovvero pari ad un terzo (nella più rara ipotesi di non assegnazione) che, però, potrà essere rispettato, solo dopo un opportunamente soppesato la complessiva situazione patrimoniale evidenziata in giudizio.

Infatti, per la quantificazione dell’assegno di mantenimento dovuto ai figli, la capacità economica di ciascun genitore va determinata con riferimento al patrimonio complessivo di entrambi, costituito, oltre che dai redditi di lavoro, da ogni altra forma di reddito o utilità (come ad esempio il valore dei beni mobili o immobili posseduti, le quote di partecipazione societaria, altri proventi di qualsiasi natura).

I possibili accordi dei genitori per il mantenimento dei figli

Se questi sono gli orientamenti generali, non va dimenticato che la legge prevede comunque la possibilità che il giudice tenga conto di «diversi accordi liberamente raggiunti dalle parti», ed in questo senso si aprono per i genitori molte strade.

Una di queste è rappresentata, solo per fare un esempio, dal fatto che l’obbligo di mantenimento dei figli può essere adempiuto anche attraverso un accordo che preveda, in sostituzione o in concorso con un assegno periodico, l’attribuzione ai figli della proprietà di beni mobili o immobili.

In ogni caso, la situazione maggiormente auspicabile è che i genitori riescano a trovare una soluzione condivisa che permetta loro di evitare il giudizio. Un grosso aiuto in questo caso potrà essere quello di intraprendere il procedimento di separazione affidandosi alla pratica collaborativa.

 

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